TANTE STELLE NELLA "STANZA DEL SOLE"
Un'esperienza di inclusione a Prizren
Il contesto
L’asilo “Nëna Kabrini” di Prizren, insieme alla scuola primaria annessa, è gestito dalle Suore Angeliche di San Paolo e rappresenta un’esperienza unica nel panorama educativo locale.
La scuola accoglie bambini di diverse nazionalità e religioni presenti a Prizren. L’85% degli alunni è di religione musulmana e, fin dalla sua fondazione, ha scelto di includere anche bambini con disabilità.
In un contesto come quello del Kosovo, questa scelta assume un valore particolarmente significativo. Attualmente, infatti:
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non esistono équipe multidisciplinari formalmente riconosciute per l’individuazione e la certificazione delle disabilità;
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non è presente un sistema strutturato di inclusione scolastica;
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non esiste la figura dell’insegnante di sostegno;
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le famiglie devono provvedere autonomamente al pagamento di un/una assistente personale per i figli con disabilità.
Ne deriva un sistema fortemente diseguale, nel quale l’accesso all’istruzione inclusiva dipende dalle possibilità economiche delle famiglie, con evidenti ricadute in termini di giustizia sociale e pari opportunità.
"La stanza del Sole"
Nel 2022, grazie alla segnalazione del carabiniere forlivese Riccardo Poggini, allora in missione in Kosovo, è nato un primo contatto con le Suore Angeliche di San Paolo che gestiscono l’asilo “Nëna Kabrini” di Prizren. Da quell’incontro è maturata la decisione da parte di No.Vi.Art., in collaborazione con il Comitato per la lotta contro la fame nel mondo “Annalena Tonelli” di Forlì, di sostenere concretamente la scuola avviando un percorso strutturato di inclusione.
Questo impegno si è tradotto nel 2023 nella realizzazione della “Stanza del Sole” con annesso atelier artistico: uno spazio accogliente, luminoso e attrezzato, pensato per favorire l’espressione creativa, la relazione tra pari, l’inclusione di bambini con abilità differenti e un apprendimento esperienziale e cooperativo.
È diventata nel tempo un luogo simbolico, dove bambini di diverse nazionalità, religioni e talenti possono condividere esperienze, scoprire le proprie potenzialità e vivere insieme la propria creatività, in un clima di rispetto, apertura e reciproca valorizzazione.
Un intervento concreto e simbolicamente significativo, primo passo di un progetto più ampio volto a rafforzare le competenze educative e a costruire un modello di inclusione sostenibile e replicabile nel contesto locale.
I bisogni emersi
Attraverso numerosi colloqui e momenti di confronto con le operatrici della scuola, sia online sia durante visite in presenza di membri dell’associazione, è emerso un forte bisogno di formazione specifica, in particolare su:
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Gestione dei comportamenti problematici nei bambini dai 3 ai 10 anni;
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Strategie inclusive applicabili in contesti con risorse limitate;
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Didattica attiva e nonviolenta, accessibile anche in assenza di diagnosi cliniche strutturate.
La mancanza di un sistema di certificazione formale rende infatti necessario un approccio educativo flessibile, osservativo e centrato sul bambino, capace di rispondere ai bisogni educativi emergenti senza etichette diagnostiche.
Il progetto
Il progetto mira a rafforzare le competenze educative del personale scolastico di Prizren, valorizzando le esperienze già presenti e costruendo un approccio inclusivo sostenibile e contestualizzato.
Attraverso un percorso formativo progettato in collaborazione la Dott.ssa Michela Marchi, psicologa e psicoterapeuta dell’AUSL Forlì-Cesena e docente all’Università di Urbino, si intende fornire alle operatrici della scuola dell’infanzia "Nëna Kabrini" e alle maestre della scuola primaria di Prizren strumenti efficaci per affrontare le sfide quotidiane dell’inclusione, anche in assenza di diagnosi formali o supporti specialistici.
Questo tipo di intervento vuole cercare di favorire la costruzione di un sistema educativo più equo e accessibile, capace di accogliere ogni bambino valorizzandone le potenzialità, riducendo le disuguaglianze e promuovendo una cultura della cura, della relazione e della nonviolenza.
Si intende promuovere un intervento psicoeducativo strutturato e personalizzato, orientato allo sviluppo globale del bambino e alla sua partecipazione attiva nel contesto scolastico.
Il percorso prevede una prima fase di docenza online e una fase conclusiva in presenza a Prizren.
La parte in presenza rappresenta una fase fondamentale per:
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conoscere il contesto geo-politico, sociale e culturale del Kosovo.
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osservare direttamente le strutture educative, gli ambienti di apprendimento e le pratiche quotidiane delle insegnanti, per comprendere appieno le risorse disponibili, le criticità organizzative e le modalità relazionali attualmente in atto.
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assicurare un percorso formativo realmente efficace, interculturale e contestualizzato, evitando il rischio di importare modelli didattici rigidi o non adatti alle condizioni locali.
Si prevede il monitoraggio dell’intervento a distanza di 3–6 mesi, per valutare i progressi, apportare eventuali modifiche e garantire continuità e coerenza educativa.
Obiettivi formativi
1) Comprendere i principali concetti relativi ai disturbi del neurosviluppo; distinguere sviluppo tipico e atipico; conoscere caratteristiche e criteri diagnostici dell’ASD (disturbi dello spettro autistico).
2) Sviluppare competenze di osservazione funzionale del comportamento, attraverso strumenti strutturati come la Griglia di osservazione e la Scheda ABC, per analizzare i comportamenti problema individuandone antecedenti, conseguenze e funzione comunicativa.
3) Gestione dei comportamenti problema, attraverso strategie educative orientate non alla semplice eliminazione del comportamento disfunzionale, ma alla comprensione del suo significato e alla promozione di comportamenti alternativi più adeguati e funzionali.
4) Promuovere un approccio inclusivo e basato sui punti di forza riconoscendo e valorizzando le potenzialità di ogni bambino, spostando l’attenzione dai deficit alle risorse. Strumenti come il “Quaderno dei Miei Talenti” aiutano a rafforzare l’autostima e il senso di autoefficacia, sostenendo una motivazione positiva all’apprendimento. Parallelamente, è fondamentale considerare fattori di rischio e di protezione, intervenendo non solo per ridurre le criticità, ma anche per potenziare le risorse personali, familiari e scolastiche. In questo modo si favoriscono resilienza e capacità di adattamento, aiutando il bambino ad affrontare le difficoltà con il supporto degli adulti e di un ambiente accogliente.
5) Strutturazione dell’ambiente educativo, che comprende:
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l’organizzazione dello spazio, affinché sia prevedibile, ordinato e facilmente comprensibile;
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la strutturazione del tempo, attraverso routine chiare e supporti visivi che aiutino il bambino ad anticipare le attività;
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l’organizzazione dei materiali, in modo che siano accessibili, coerenti con gli obiettivi e facilitanti l’autonomia.
6) Potenziamento della comunicazione, sia verbale sia non verbale. In particolare, viene introdotto il sistema di comunicazione per scambio di immagini (PECS), che favorisce l’insegnamento della richiesta e consente al bambino di esprimere bisogni e desideri in modo efficace, riducendo frustrazione e comportamenti problematici.
Conclusione
Questo progetto non è solo un intervento formativo, ma un piccolo passo verso la costruzione di un modello di inclusione culturalmente sensibile, sostenibile nel tempo, replicabile nel contesto locale e fondato sulla giustizia educativa.
Un’esperienza che dimostra come l’inclusione possa sbocciare anche in contesti con risorse limitate quando esistono visione, competenza e collaborazione.










